Centro Manipura, via Citolo da Perugia, 26 - 35138 Padova
 

 

 




Centro Manipura

Home

 

Massaggi Bioenergetici

 

Da non perdere

 

Accademia KaraKorum: Percorso formativoAyurveda

Yoga/Shiatsu/MTC e Insegnanti Yoga


Corsi
  - Yoga
  - Accademia

     Shiatsu

  - Accademia

     Ayurveda

  - Corsi per

     massaggiatori

 

  - Altre discipline


Seminari


Serate Culturali
   - Musica Indiana
   - Conferenze
   - Danza Indiana

 

Viaggi Manipura

 

Contatti

 

Porte aperte

 

Offerte di Lavoro





 

 

APPUNTAMENTO CON LA LETTERATURA  

 PRESENTAZIONE DEL LIBRO di Gabriele Sannino

GIOVEDI' 8 GIUGNO ore 20.30 Ingresso libero

E' gradita la prenotazione

Lettera a un’anima sbocciata è un libro composto da sette lettere, indirizzate idealmente a una bambina, ovvero un’anima appena sbocciata, da poco arrivata sul Pianeta.

Nell’ordine, i temi trattati sono la fiducia, la natura della realtà, il denaro, l’amicizia, l’amore, il sesso e il senso della vita (e della morte).

Lettera a un’anima appena sbocciata è un libro utile a chi voglia analizzare tutti – ma davvero tutti – gli aspetti della vita che viviamo, sia dal punto di vista pratico che spirituale.

Il tutto, naturalmente, senza alcun infingimento, poiché è arrivato il momento di essere chiari e soprattutto concisi, in quanto solo così si potranno toccare con mano le molte anime che, in questo momento e non solo, sono alla ricerca di se stesse.

 

 

 

L'autore Gabriele Sannino commenta:

Sono convinto che questo testo, per la sua Lettere a un’anima appena sbocciata

(Quello che dovresti sapere sull’amore, sul sesso, sul denaro, sulla vita).

 

Sinossi

Il testo si compone di una serie di lettere, sette per l’esattezza, più una lettera introduttiva, tutte dedicate idealmente a una bambina, appena “approdata” su questo Pianeta.

Naturalmente la bambina è solo un espediente letterario, dato che in questo libro mi propongo di spiegare i miei punti di vista su molte tematiche di stretta attualità.

Il numero “sette” non è un caso: come molti sanno, esso è un numero molto importante nei mondi spirituali, poiché nel suo insieme rappresenta un intero ciclo evolutivo dell’anima.

Le lettere, comunque, vertono rispettivamente sulla fiducia, la natura della realtà, il denaro, l’amicizia, l’amore, il sesso e il senso della vita (e della morte) e offrono una visione delle cose che è tanto quotidiana quanto spirituale, dato che non è possibile capire appieno la realtà e il nostro posto nel mondo se non ci osserviamo – anche - dal punto di vista dell’anima.

Il testo dunque si rivolge idealmente a questa bambina, Melissa, ma in realtà esso diventa uno strumento utile per chiunque sia in cerca di un senso, vale a dire per tutte le anime che stanno ancora sbocciando e che sono incastrate come criceti nei meccanismi dell’attuale società, la quale, come si sa, latita di domande ma soprattutto di risposte.

Ho deciso di iniziare con la fiducia perché l’autostima è l’ingrediente essenziale per aumentare la nostra consapevolezza: occorre quindi lavorare soprattutto dentro di noi, imparando a osservare e osservarci e traendo il meglio dalle nostre esperienze, belle o brutte che siano.

Di seguito ho trattato il tema della natura della realtà, e cioè chi siamo veramente: l’anima appena sbocciata, infatti, deve sapere che è già un essere spirituale perfetto, e che è qui solo per ricordare chi è davvero.

La lettera sul denaro, invece, intende smascherare tutti gli inganni materiali della società attuale – uno fra tutti l’origine dal nulla del denaro stesso – che stimolerà l’ anima di turno a capire che le cose più importanti sono tutto fuorché i soldi, che neanche esistono nel concreto.

Ciò, lo ammettosi collega alle mie precedenti pubblicazioni, in cui ho affrontato proprio queste tematiche: il denaro, come spiego, non va demonizzato, ma visto semmai come un mezzo e non come un fine.

Il testo prosegue con una lettera sull’amicizia (una serie di consigli molto utili) seguita da una sull’amore: qui mi soffermerò sull’amore spirituale, ma anche e soprattutto sugli amori terreni, intesi proprio come esperienze che servono ad arricchire la nostra coscienza e quindi il nostro nucleo di consapevolezza.

La lettera sul sesso, inoltre, si prefigge di inquadrarlo nella giusta prospettiva, ovvero nel considerarlo – al pari del denaro – un mezzo e non un fine.

Dulcis in fundo, la lettera sul senso della vita (e della morte) racchiude una serie di consigli e riflessioni finali su come vivere questa vita… con più anima, ovvero come portarla in questa dimensione e farla coesistere con il chiacchiericcio della nostra mente.

E’ questo, infatti, alla fine, l’unico e vero scopo della nostra vita.

Il libro, inoltre, si apre con una lettera introduttiva intitolata semplicemente “A Melissa”: qui siamo a metà tra il saggio e il romanzo, dato che dipingo con pochissime pennellate il giorno della nascita della bambina visto, però, dalla mia prospettiva (la nascita, anche in questo caso, diventa un po’ un espediente per inquadrare la venuta al mondo di ciascuno di noi, che si ritrova “catapultato” in questa dimensione).

Semplicità, delicatezza e chiarezza, possa essere d’aiuto a parecchie persone, e, visto che stiamo vivendo un periodo di forte risveglio spirituale, possa essere anche uno strumento d’aiuto per chi voglia analizzare tutti, ma davvero tutti, gli aspetti della vita che viviamo, sia dal punto di vista pratico che spirituale.

Il tutto, naturalmente, senza alcun infingimento, dato che è arrivato il momento di essere chiari e soprattutto concisi, poiché solo così si possono toccare con mano le molte anime che, in questo momento, sono semplicemente in cerca… di se stesse.

Con stima e gratitudine

Gabriele Sannino

                                                                                                                               


 

CICLO CONFERENZE

CENTRO MANIPURA- PADOVA

 

Il Centro Manipura sta organizzando un ciclo di conferenze a livello culturale, informativo, di dialogo di notevole interesse con ospiti di spessore che ci accompagneranno in serate interessanti sull’Ebraismo, Buddismo, Induismo…ma anche si parlerà di educazione nutrizionale, del benessere psicofisico con il buon “moto” per mantenersi in salute, la meditazione, lo Yoga, l’Ayurveda, la Medicina Tradizionale Cinese…..


GENNAIO/MARZO 2017

Ciclo di Conferenze sull'Induismo e degli aspetti più sottili

Ciclo di conferenze a cura di Stefano Grazia, Dott. in Storia Orientale a indirizzo Indologico, specializzato in musica classica del Nord India e Musicista (Tabla Player).

1°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 26 GENNAIO

NADA:

Riflessioni sul suono tra mistica e musica nella tradizione classica indiana

 

  MISTICA E FILOSOFIA

   1) parte prima

     - Lineamenti di storia dell'India antica

     - Le origini del pensiero indiano 

     - I 6 Darshana ortodossi e le scuole eterodosse

     - La concezione indiana del suono dalla tradizione vedica allo shivaismo kashmiro

 

    2) seconda parte

     - La teoria della vibrazione

     - Il significato del Mantra

     - Aspetti del Nada Yoga

     - Le SWARA, tra musica e linguaggio

 

2°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 16 FEBBRAIO

MUSICA ED ESTETICA

  MUSICA ED ESTETICA

   1) parte prima

    - Il concetto di RAGA - i colori delle note

    - Il concetto di TALA - ritmo e ciclicità,  influenze islamico-persiane

    - La musica classica del Nord e Sud India, analogie e differenze 

    - La nascita delle differenti scuole musicali (GHARANA)

 

     2) seconda parte

     -  Guida all'ascolto consapevole e alla comprensione della musica classica del nord India

     - Una ghirlanda di Raga : dall'alba alla notte alla scoperta dei differenti colori del Raga

        secondo le ore della giornata

     - Il Rasa : le emozioni dei differenti Raga in relazione allo stato d'animo

    

3°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 30 MARZO

TRA ORIENTE E OCCIDENTE

-          - Considerazioni finali

          - Raffronto tra l'India e l'Occidente e le loro rispettive tradizioni culturali e musicali.

 

Relatore: Dott. Stefano Grazia è stato uno dei primi in Italia a interessarsi della musica classica indiana e della tradizione musicale del Nord India. Nel 1985 si è laureato con 110 e lode in Storia Orientale (a indirizzo indologico) con una Tesi di Laurea avente per titolo "Rapporti tra Linguaggio, Musica ed Estetica nell'India Classica". Nel 1979 ha iniziato lo studio delle Tabla e della musica del Nord India presso la Fondazione Cini di Venezia sotto la guida del grande Maestro Pandit Sankha Chatterjee di Calcutta, del quale è stato il primo allievo italiano. Nel corso dei suoi studi e approfondimenti ha incontrato e conosciuto personalmente maestri  quali Ravi Shankar, Alla Rakha, Budhaditya Mukherjee, Shahid Parvez, Kishen Maharaj, Pooran Maharaj, Zakir Hussein, Partho Sarothy e altri ancora. Ha accompagnato in oltre 100 concerti musicisti indiani di grande fama sia in Italia che all'estero Nel 2004 e 2005 ha collaborato con l'Università di Bologna per eventi correlati alla musica indiana. Nel 2006 è stato direttore artistico di India World a Bologna, e nel 2004, 2006 e 2009 ha organizzato eventi musicali e interculturali quali "La via della Seta", "L'India e l'Occidente" "La seta e il cotone" "I cieli sopra Bologna". Ha partecipato a numerosi eventi internazionali tra cui nel 2007 il festival israeliano di Akko, nel 2008 Les Floraisson Musicales in Francia e nel 2010 Poiesis (Fabriano). Dal 2009 tiene regolarmente conferenze per la scuola di insegnati Ashtanga Yoga di Bologna AYBO. Ha anche collaborato con il grande sanscritista e sitarista Prof. Mark Dyczkowski in numerose conferenze e concerti.

INFORMAZIONI

 

Orario ore 20

Durata dell'incontro 2/3 ore

Costo a serata 20€

Per iscrizioni: tel. 049 651601 o manipurapd@libero.it

E' gradita l'iscrizione


PROSSIMAMENTE

 VISITA GUIDATA ALLA COMUNITA' EBRAICA DI PADOVA

 

In Ghetto visita al:

- Museo della Padova Ebraica

- Alla Sinagoga

- Incontro/Conferenza con il Rabbino Locci

 

INFO: La memoria ebraica di Padova

Fino a qualche decennio fa lo spazio antico e prezioso dell’ex sinagoga tedesca di Padova non era che una servitù di locali adibiti a garage. Nonostante questo, fino ai primi anni Cinquanta un meraviglioso armadio sacro, un Aròn Haqòdesh, era ancora inserito in una nicchia al centro della sala; per salvarlo dal degrado non rimase che portarlo via, in Israele. A ricordarne la ricchezza perduta rimane una foto, a grandezza naturale, proiettata sulla stessa nicchia di quello che oggi è il nuovo Museo della Padova Ebraica.

Il museo è infatti ospitato nell’edificio della vecchia sinagoga, restaurato dalla comunità ebraica negli anni Novanta e restituito alla città come luogo di cultura e non più di culto. Un edificio dalla storia lunga e travagliata, iniziata nel 1682 e proseguita sempre al centro della vita della comunità anche dopo l’abbattimento delle porte del Ghetto; un luogo che ha celebrato gli anni d’oro dell’ebraismo padovano nel primo decennio del Novecento e che ha resistito al tentativo d’incendio da parte dei fascisti negli anni Venti, per poi crollare nel successivo attentato incendiario, andato purtroppo a segno nel 1943. Una storia difficile, luminosa e buia a tratti, come quello della comunità ebraica padovana, degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia di quegli 8.000 metri quadrati di strade, scale e palazzi, ma anche di una nazione, e di un popolo.

Nel nuovo museo questa storia viene narrata attraverso i documenti, le foto, i biglietti augurali, gli spartiti musicali, e con ancora più forza grazie agli oggetti della tradizione che per secoli hanno accompagnato i riti sacri nella sinagoga e le preghiere domestiche. Si perpetua la tradizione delle case ebraiche illuminate dalla lampada a nove braccia durante la Chanukkà, dei vassoi d’argento per portare il cedro durante la festa di Sukkot, dell contenitore che custodisce i buoni auspici per il bambino neonato, il Shadday. Sui rotoli di Esther sono posate le Yad, puntatori come manine d’argento che aiutano la lettura a voce alta, a testimoniare una tradizione di condivisione orale; un tipo di trasmissione che si applica anche alla lettura dei rotoli della Torah, i cui ideali, per essere applicati concretamente, devono essere anche commentati. 

Sono questi ultimi testi a dominare la grande sala che ospita il museo, impreziositi dall’argento delle loro medaglie, dei puntali decorativi e delle corone, le ‘Atarah. Al centro troneggia l’oggetto più prezioso e antico: la Parokhet di manifattura mamelucca egiziana, risalente al XV secolo e già esposta a New York, Istanbul e Venezia, che è forse il più antico esempio di tappeto a nicchia noto con disegno di tipo architettonico. 

Il Parokhet e gli altri pezzi esposti sono custoditi in teche che per cicli di cinquanta minuti s’illuminano, immergendo il resto della sala nel buio; la parete che ospita i matronei ora chiusi si fa schermo di una suggestiva videoinstallazione che presenta dieci delle figure più rappresentative della comunità ebraica padovana, come il fondatore dell’accademia talmudica Yehuda Mintz, il senatore e sindaco di Padova Giacomo Levi Civita (1846-1922), e il rettore dell’università di Padova (fra il 1905 e il 1910) Vittorio Polacco. Le persone, la musica e le immagini dei luoghi della Padova ebraica si fondono allo spazio del museo, lo trasformano in una scatola d’immersione nel tempo che procede a sbalzi, intrecciandosi, senza seguire una linea, perché il tempo diviene un altro unico preziosissimo oggetto da tramandare.

È in questi termini che ne parla il rabbino Adolfo Aron Locci, rispondendo a chi gli chiede il perché di questo altro museo sull’ebraismo, che non è l’unico in Italia e che si deve anzi confrontare da vicino anche con quello di Venezia. “Abbiamo realizzato questo museo per mostrare non solo una storia che ci fa orgoglio, ma anche per dimostrare la vitalità, l’esistenza e la sussistenza della comunità ebraica padovana. Rappresenta un passato glorioso che abbiamo ereditato e che vogliamo trasmettere verso il futuro, rispettando una catena che si è cercato di non interrompere mai”. È il dovere di tramandare e di ricordare un passato importante per la città. Ed è allo stesso tempo la necessità di affermarsi, di essere e di esserci, adesso, a Padova.

SINAGOGA

L'inaugurazione della prima Sinagoga Grande di rito tedesco avviene nel 1525. Si tratta della Sinagoga in via delle Piazze, in Contrada San Canziano. Era collegata a sud con la sinagoga di rito spagnolo, in via San Martino e Solferino, che aveva di fronte quella di rito italiano, l'unica tuttora funzionante.

Fu trasformata nel 1892 per accogliervi anche i fedeli di rito italiano e spagnolo.

Nel 1943 fu devastata da un incendio doloso che danneggiò l'antico palazzo.
Lo storico edificio dovette chiudere e gli ebrei della città spostarsi nella vicina e più recente Sinagoga di culto italiano.
Il restauro è stato completato nel 1998 e oggi l'ex Sinagoga costituisce parte integrante del patrimonio storico e culturale con funzione di Sala Polivalente.

L'edificio appare in tutta la sua eleganza secentesca: all'esterno è dipinto in una tinta rossa detta "del barocco tedesco" su cui spiccano le cornici e i fregi di pietra.

All'interno durante il restauro è stato scoperto uno scantinato con soffitto a volta e grandi vasche per abluzioni rituali. E' stato poi ricostruito il "midrash" luogo di studio.

Al piano superiore la grande sala della Sinagoga, con la scala monumentale: il sito vuoto dell'Aron, l'arca santa molto simile ad un altare barocco.

Sul retro, la corte Lenguazza con la loggetta dell'antico midrash e integranti resti di affreschi della facciata posteriore della Sinagoga Grande.

 La Sinagoga Tedesca si trova in via delle Piazze ed è visitabile su appuntamento, contattando la Comunità Ebraica di Padova.

La Sinagoga di via San Martino e Solferino fu edificata nel 1548 e conserva l'antico arredo in legno con l'Aron, la grande libreria che contiene i rotoli della Legge.

A breve sarà pubblicata la data della giornata dedicata alla Visita Guidata alla Comunità Ebraica in Ghetto


 

 

Centro Manipura
Viaggiare dentro se stessi

Via Citolo da Perugia, 26
35138 Padova
tel. 049 651601



[Home]  [Corsi]  [Seminari]  [Serate Culturali

© Copyright Centro Manipura 2006. Tutti i diritti riservati.