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SI INFORMA CHE LE CONFERENZE RIPRENDERANNO DA SETTEMBRE IN POI

 GRAZIE A TUTTI!!!!  


 

Cari amici con piacere vi invito a questo interessante appuntamento con la pittura, l’arte, la poesia, la letteratura, la cultura

 

VENERDI’ 13 APRILE ore 17.30

Pomeriggio Conferenziale

 

“LE DONNE DI TONO ZANCANARO”

 

 

A cura di

Dott. Manlio Gaddi

 

Il pomeriggio alternerà commenti, racconti, foto, sull’espressione figurativa dell’importante Genio-Pittore Padovano TONO ZANCANARO

 

 

E’ gradita la prenotazione

Ingresso Gratuito

Per info e prenotazioni contattare:

Centro Manipura

Via Citolo da Perugia, 26 Padova

Tel. 049 651601

e-mail: manipurapd@libero.it

TONO ZANCANARO

Antonio Zancanaro «Tono» nasce a Padova l’8 aprile 1906.

Nel 1931 comincia a dipingere, già nel 1933 partecipa ad esposizioni collettive.

L’amicizia col medico Giorgio Rubinato è di fondamentale importanza poiché lo avvia anche, attraverso il filtro della grande arte del nostro secolo, a una più meditata conoscenza del Meridione, dell'arte greca e mediterranea.

Nel 1935, a Firenze, Tono si reca da Ottone Rosai, dal quale asseriva d'aver ricevuto «la prima e unica, fondamentale, lezione sulla natura dell'arte».

Nel 1937: il primo viaggio a Parigi dove si reca da Lionello Venturi, da tempo li esule. Matura intanto l'impostazione ideologica dell'artista, già orientato dall'ambiente e dalle letture a un umanitarismo sociale e alla polemica contro gli stati tradizionalmente oppressori. Stringe amicizia con Ettore Luccini e, poco dopo, con Eugenio Curiel, che dal 1936 frequenta quotidianamente. Tono è così attratto dall'ambiente universitario, e in particolare frequenta il gruppo di giovani triestini legati a Curiel, come Atto Braun ed altri, il primo «Gibbo», donato a Luccini, reca la data del 1937. Poco più tardi Tono conosce Meneghetti, Marchesi ed altri esponenti dell'antifascismo universitario; presta aiuto per l'educazione dei ragazzi ebrei discriminati. nella villa di Celina Trieste: con alcuni amici entra in rapporto con Francesco Loperfido. Nel 1942 si iscrive al P.C.I. Tra il 1942 e il 1943 grava su Tono il sospetto d'un male incurabile: passa settimane in ospedale (ed è qui che, secondo quanto egli narra, ricava dei contorni delle ombre che scorge sulle pareti mentre si riprende dalla crisi, alcuni spunti determinanti per l'invenzione grafica del «Gibbo»: i cosiddetti «protogibbi»). Verso il 1950, venuto a contatto con la gente delle risaie, si impegna a suo modo, liberamente, nell'attuazione di una poetica «realistica». Pur operando costantemente a Padova, egli si sposta sempre più spesso in altre regioni, e specie a Roma, dove stringe viva amicizia con Carlo Levi, Renato Guttuso e Mino Maccari. Nel 1942 conosce a Milano, su indicazione di Curiel, Ernesto Treccani, che a sua volta lo aveva messo in contatto, a Roma, con Guttuso, e con Moravia e Morante e anche all’ambiente milanese. Tra i viaggi, oltre a quelli nelle zone vicine, come gli spostamenti continui nel Polesine, Comacchio, Mantova, Cesenatico, Ferrara, sono stati di particolare rilievo per l'artista quelli in Cina (1956) e la serie fittissima in Sicilia e in Magna Grecia. dove Tono soggiorna per lunghi periodi. In Sicilia stringe nuove amicizie, con Leonardo Sciascia, Antonio Uccello, Vincenzo Tusa ed altri intellettuali isolani, tra i quali l'editore Sellerio. Tra il 1946 e il 1950 torna più volte a Parigi, altri viaggi lo portano in Russia, in Polonia, in Germania Orientale, in Albania. Caso raro fra gli artisti si è cimentato con quasi tutte le modalità delle arti visive, riuscendo sempre ad appropriarsi delle capacità tecniche necessarie e sufficienti per eseguire il suo lavoro.

Anche se Zancanaro rimane pur sempre Maestro ineguagliato nella grafica, particolarmente nella linea pura e nell'incisione, ha lavorato a lungo con l'olio e gli acquarelli, ha inciso vasi di vetro appositamente realizzati per lui dai mastri vetrai di Murano, in stretta collaborazione con la Cooperativa del Mosaico di Ravenna ha eseguito numerosi interventi musivi, realizzato arazzi, sculture in bronzo, etc. Altra peculiarità del Maestro padovano è stato il suo desiderio di viaggiare, di muoversi sia per vedere località sconosciute, sia di conoscere persone nuove, instaurare nuovi rapporti. In questo suo peregrinare parte importante hanno avuto i musei, luoghi continui di visitazione e rivisitazione per studio e contemplazione, in particolar modo quelli di Spina, di Grosseto, le zone archeologiche di Paestum, Metaponto e Selinunte. La sensibilità di Tono Zancanaro, unita al desiderio continuo di lavorare, di realizzare anche con le proprie mani, non poteva che portare necessariamente alla scoperta della pittura vascolare greca, ed al desiderio di reinterpretarla a modo suo, oggi, con i suoi soggetti. Per questo inizia l'attività di ceramista di Tono Zancanaro, e le prime produzioni sono dei primi anni '50: l'interesse per questa lavorazione è tale che si fa costruire un suo forno, nello studio di Padova, e da solo realizza la maggior parte delle opere, vasi, piatti, ma anche sculture in terracotta.

Nel 1970 ottiene la cattedra d'incisione all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, che conserva fino al 1977, lavorando con la Cooperativa del Mosaico. Nel 1972 ha la prima grande mostra antologica al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, cui segue nel 1974 una seconda antologica alla Civica Galleria d'Arte del Comune di Palermo. Nel 1978 il comune di Padova gli dedica una grandissima mostra antologica nel Salone della Ragione. Nel 1982 anche il comune di Milano lo onora con una rassegna antologica nel Castello Sforzesco. Poi non si contano più le mostre antologiche in Italia ed all’estero. Muore a Padova il 3 giugno 1985.

Infine Tono Zancanaro: Pittore, grafico, incisore, scultore, mosaicista, litografo ha esplorato tutte le tecniche delle arti visive. Sue opere sono in alcuni fra i maggiori musei del mondo, come il Victoria and Albert Museum di Londra o il Museo Puškin a Mosca., ed in numerosi musei italiani. Ha esposto in tutto il mondo, vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Amante della classicità greca e della Sicilia in particolare, è cittadino onorario di Capo d’Orlando (ME) e di altre cinque città. Di sè aveva scritto, fra l'altro, nella auto presentazione della mostra presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1972/73:

"Sono stato e sono, si capisce, estraneo ai giochi dei clan, gruppi, estetiche, giri di mercato. Ma mai ho dubitato che se il gioco doveva costare la proverbiale candela, consista e consiste nella fiducia verso l'uomo e me stesso nel vivo della vita e della storia dell'uomo e dell'umanità. Essere magari l'ultimo anello, ma della catena che tiene legata l'umanità che io chiamo umana. Questa è stata ed è la mia resistenza di uomo prima di tutto, di artista infine. Forte come credo di essere per aver affondato le mie radici nel mondo ellenico, ultimo e primo approdo che non esclude davvero la grande civiltà e terra cinese, il nostro rinascimento, la recente storia dell'umanità che lotta per l'uomo figlio e padrone della ragione. "

DOTT. MANLIO GADDI

Manlio Tommaso Gaddi (1946) laurea in chimica, dal 1968 vive a casa di Tono Zancanaro, già amico di famiglia, inizia ad interessarsi all'arte ed a organizzare la vita del Maestro, curandone via via tutti gli aspetti dalla gestione delle mostre alle numerose pubblicazioni alla gestione economica, divenendo così un "cultore della materia". Dopo la morte di Tono ha fondato l'Archivio Storico Tono Zancanaro (www.tonozancanaro.it) con la finalità di diffondere le opere del Maestro, realizzando quindi numerose mostre e pubblicazioni in Italia ed in tutto il mondo. Oltre alle opere di Tono Manlio T. Gaddi ha inoltre curato mostre e pubblicazioni per altre decine di artisti, pubblicando circa un centinaio di cataloghi e oltre una ventina di monografie.

 


APPUNTAMENTO CON LA LETTERATURA  

 

La serata della presentazione del libro è stata davvero interessante e arricchente, un vero spaccato della Sacra India.

Vi consigliamo la lettura del libro per acquistarlo indichiamo il link:

Darśanhttps://bookabook.it/libri/darsan/

Cari amici con piacere vi invito a questo interessante appuntamento con la letteratura, la poesia, la cultura

GIOVEDI’ 29 MARZO ore 20.00

Presentazione del libro

 

Darśan

di Marco Perini

 

La serata alternerà la lettura di alcune pagine del libro

Darśan

da parte di Donatella Cipolato e commenti, racconti, foto, filmati sugli argomenti trattati nel libro dall’autore, Marco Perini

E’ gradita la prenotazione

Per info e prenotazioni contattare:

Centro Manipura

Via Citolo da Perugia, 26 Padova

Tel. 049 651601

e-mail: manipurapd@libero.it

MARCO PERINI è nato a Venezia. laureato in Filosofia con una tesi sull'Advaita Vedānta, prosegue i suoi studi sulla filosofia indiana arricchendoli con numerosi viaggi che lo portano ad esplorare gli sconfinati aspetti della religione e della spiritualità del subcontinente. Su questi argomenti ha relazionato in corsi, interviste e conferenze. E' tra i pochi italiani a poter dare testimonianza diretta dell'antico rituale di possessione del Theyyam, almeno nella sua forma più originale e pura. Nel 2013, approfittando di una lunga permanenza in India, ha vissuto per circa un mese negli accampamenti del Maha Kumbh Mela, il più grande raduno religioso del mondo. Lì, a stretto contatto con asceti dalle pratiche estreme che solo in questa occasione si concedono alle folle, ha potuto approfondire la conoscenza dei loro lignaggi, usi e rituali. Nel 2014 ha pubblicato Maschio Alfa, il suo primo romanzo.

DONATELLA CIPOLATO Nata a Venezia nel 1960, si interessa di ogni genere musicale fin da bambina, all’età di 16 anni entra a far parte dei Cantori Veneziani diretti da Davide Liani partecipando a una lunga e fortunata serie di concerti. Decide di proseguire gli studi musicali e consegue il diploma in teoria e solfeggio al Conservatorio B. Marcello di Venezia per poi iniziare a studiare canto lirico con M° Jolanda Michieli e successivamente con M° Sherman Lowe. Dal 2003 inizia un lungo e attivissimo percorso di studio e ricerca teatrale durante il quale collabora con il Centro Universitario Teatrale-Shylock, l’Accademia di Belle Arti e l’Università Ca’ Foscari di Venezia che le dà l'occasione per formarsi come attrice sotto la guida di registi come Gabbris Ferrari e Alessio Pizzech e partecipare successivamente ad allestimenti e festival teatrali sia nel Veneto che in altre regioni italiane. Ha frequentato i corsi di lettura radiofonica con la doppiatrice Ilaria Stagni. Frequenta regolarmente gli stage di recitazione cinematografica con Barbara Enrichi (premio David di Donatello per il film “Il ciclone” di L. Pieraccioni.

Ha collaborato con la Rai, sia in televisione che in radio, collabora da 15 anni con diverse case editrici e associazioni culturali in occasione di reading, eventi culturali, presentazioni editoriali, audiolibri, soprattutto in veste di voce recitante. Tiene regolarmente laboratori di educazione della voce, training vocale, canto classico, è donatrice di voce per il libro parlato Lions presso la Biblioteca Marciana di Venezia.


 

CICLO CONFERENZE

CENTRO MANIPURA- PADOVA

 

Il Centro Manipura sta organizzando un ciclo di conferenze a livello culturale, informativo, di dialogo di notevole interesse con ospiti di spessore che ci accompagneranno in serate interessanti sull’Ebraismo, Buddismo, Induismo…ma anche si parlerà di educazione nutrizionale, del benessere psicofisico con il buon “moto” per mantenersi in salute, la meditazione, lo Yoga, l’Ayurveda, la Medicina Tradizionale Cinese…..


GENNAIO/MARZO 2017

Ciclo di Conferenze sull'Induismo e degli aspetti più sottili

Ciclo di conferenze a cura di Stefano Grazia, Dott. in Storia Orientale a indirizzo Indologico, specializzato in musica classica del Nord India e Musicista (Tabla Player).

1°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 26 GENNAIO

NADA:

Riflessioni sul suono tra mistica e musica nella tradizione classica indiana

 

  MISTICA E FILOSOFIA

   1) parte prima

     - Lineamenti di storia dell'India antica

     - Le origini del pensiero indiano 

     - I 6 Darshana ortodossi e le scuole eterodosse

     - La concezione indiana del suono dalla tradizione vedica allo shivaismo kashmiro

 

    2) seconda parte

     - La teoria della vibrazione

     - Il significato del Mantra

     - Aspetti del Nada Yoga

     - Le SWARA, tra musica e linguaggio

 

2°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 16 FEBBRAIO

MUSICA ED ESTETICA

  MUSICA ED ESTETICA

   1) parte prima

    - Il concetto di RAGA - i colori delle note

    - Il concetto di TALA - ritmo e ciclicità,  influenze islamico-persiane

    - La musica classica del Nord e Sud India, analogie e differenze 

    - La nascita delle differenti scuole musicali (GHARANA)

 

     2) seconda parte

     -  Guida all'ascolto consapevole e alla comprensione della musica classica del nord India

     - Una ghirlanda di Raga : dall'alba alla notte alla scoperta dei differenti colori del Raga

        secondo le ore della giornata

     - Il Rasa : le emozioni dei differenti Raga in relazione allo stato d'animo

    

3°APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 30 MARZO

TRA ORIENTE E OCCIDENTE

-          - Considerazioni finali

          - Raffronto tra l'India e l'Occidente e le loro rispettive tradizioni culturali e musicali.

 

Relatore: Dott. Stefano Grazia è stato uno dei primi in Italia a interessarsi della musica classica indiana e della tradizione musicale del Nord India. Nel 1985 si è laureato con 110 e lode in Storia Orientale (a indirizzo indologico) con una Tesi di Laurea avente per titolo "Rapporti tra Linguaggio, Musica ed Estetica nell'India Classica". Nel 1979 ha iniziato lo studio delle Tabla e della musica del Nord India presso la Fondazione Cini di Venezia sotto la guida del grande Maestro Pandit Sankha Chatterjee di Calcutta, del quale è stato il primo allievo italiano. Nel corso dei suoi studi e approfondimenti ha incontrato e conosciuto personalmente maestri  quali Ravi Shankar, Alla Rakha, Budhaditya Mukherjee, Shahid Parvez, Kishen Maharaj, Pooran Maharaj, Zakir Hussein, Partho Sarothy e altri ancora. Ha accompagnato in oltre 100 concerti musicisti indiani di grande fama sia in Italia che all'estero Nel 2004 e 2005 ha collaborato con l'Università di Bologna per eventi correlati alla musica indiana. Nel 2006 è stato direttore artistico di India World a Bologna, e nel 2004, 2006 e 2009 ha organizzato eventi musicali e interculturali quali "La via della Seta", "L'India e l'Occidente" "La seta e il cotone" "I cieli sopra Bologna". Ha partecipato a numerosi eventi internazionali tra cui nel 2007 il festival israeliano di Akko, nel 2008 Les Floraisson Musicales in Francia e nel 2010 Poiesis (Fabriano). Dal 2009 tiene regolarmente conferenze per la scuola di insegnati Ashtanga Yoga di Bologna AYBO. Ha anche collaborato con il grande sanscritista e sitarista Prof. Mark Dyczkowski in numerose conferenze e concerti.

INFORMAZIONI

 

Orario ore 20

Durata dell'incontro 2/3 ore

Costo a serata 20€

Per iscrizioni: tel. 049 651601 o manipurapd@libero.it

E' gradita l'iscrizione


PROSSIMAMENTE

 VISITA GUIDATA ALLA COMUNITA' EBRAICA DI PADOVA

 

In Ghetto visita al:

- Museo della Padova Ebraica

- Alla Sinagoga

- Incontro/Conferenza con il Rabbino Locci

 

INFO: La memoria ebraica di Padova

Fino a qualche decennio fa lo spazio antico e prezioso dell’ex sinagoga tedesca di Padova non era che una servitù di locali adibiti a garage. Nonostante questo, fino ai primi anni Cinquanta un meraviglioso armadio sacro, un Aròn Haqòdesh, era ancora inserito in una nicchia al centro della sala; per salvarlo dal degrado non rimase che portarlo via, in Israele. A ricordarne la ricchezza perduta rimane una foto, a grandezza naturale, proiettata sulla stessa nicchia di quello che oggi è il nuovo Museo della Padova Ebraica.

Il museo è infatti ospitato nell’edificio della vecchia sinagoga, restaurato dalla comunità ebraica negli anni Novanta e restituito alla città come luogo di cultura e non più di culto. Un edificio dalla storia lunga e travagliata, iniziata nel 1682 e proseguita sempre al centro della vita della comunità anche dopo l’abbattimento delle porte del Ghetto; un luogo che ha celebrato gli anni d’oro dell’ebraismo padovano nel primo decennio del Novecento e che ha resistito al tentativo d’incendio da parte dei fascisti negli anni Venti, per poi crollare nel successivo attentato incendiario, andato purtroppo a segno nel 1943. Una storia difficile, luminosa e buia a tratti, come quello della comunità ebraica padovana, degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia di quegli 8.000 metri quadrati di strade, scale e palazzi, ma anche di una nazione, e di un popolo.

Nel nuovo museo questa storia viene narrata attraverso i documenti, le foto, i biglietti augurali, gli spartiti musicali, e con ancora più forza grazie agli oggetti della tradizione che per secoli hanno accompagnato i riti sacri nella sinagoga e le preghiere domestiche. Si perpetua la tradizione delle case ebraiche illuminate dalla lampada a nove braccia durante la Chanukkà, dei vassoi d’argento per portare il cedro durante la festa di Sukkot, dell contenitore che custodisce i buoni auspici per il bambino neonato, il Shadday. Sui rotoli di Esther sono posate le Yad, puntatori come manine d’argento che aiutano la lettura a voce alta, a testimoniare una tradizione di condivisione orale; un tipo di trasmissione che si applica anche alla lettura dei rotoli della Torah, i cui ideali, per essere applicati concretamente, devono essere anche commentati. 

Sono questi ultimi testi a dominare la grande sala che ospita il museo, impreziositi dall’argento delle loro medaglie, dei puntali decorativi e delle corone, le ‘Atarah. Al centro troneggia l’oggetto più prezioso e antico: la Parokhet di manifattura mamelucca egiziana, risalente al XV secolo e già esposta a New York, Istanbul e Venezia, che è forse il più antico esempio di tappeto a nicchia noto con disegno di tipo architettonico. 

Il Parokhet e gli altri pezzi esposti sono custoditi in teche che per cicli di cinquanta minuti s’illuminano, immergendo il resto della sala nel buio; la parete che ospita i matronei ora chiusi si fa schermo di una suggestiva videoinstallazione che presenta dieci delle figure più rappresentative della comunità ebraica padovana, come il fondatore dell’accademia talmudica Yehuda Mintz, il senatore e sindaco di Padova Giacomo Levi Civita (1846-1922), e il rettore dell’università di Padova (fra il 1905 e il 1910) Vittorio Polacco. Le persone, la musica e le immagini dei luoghi della Padova ebraica si fondono allo spazio del museo, lo trasformano in una scatola d’immersione nel tempo che procede a sbalzi, intrecciandosi, senza seguire una linea, perché il tempo diviene un altro unico preziosissimo oggetto da tramandare.

È in questi termini che ne parla il rabbino Adolfo Aron Locci, rispondendo a chi gli chiede il perché di questo altro museo sull’ebraismo, che non è l’unico in Italia e che si deve anzi confrontare da vicino anche con quello di Venezia. “Abbiamo realizzato questo museo per mostrare non solo una storia che ci fa orgoglio, ma anche per dimostrare la vitalità, l’esistenza e la sussistenza della comunità ebraica padovana. Rappresenta un passato glorioso che abbiamo ereditato e che vogliamo trasmettere verso il futuro, rispettando una catena che si è cercato di non interrompere mai”. È il dovere di tramandare e di ricordare un passato importante per la città. Ed è allo stesso tempo la necessità di affermarsi, di essere e di esserci, adesso, a Padova.

SINAGOGA

L'inaugurazione della prima Sinagoga Grande di rito tedesco avviene nel 1525. Si tratta della Sinagoga in via delle Piazze, in Contrada San Canziano. Era collegata a sud con la sinagoga di rito spagnolo, in via San Martino e Solferino, che aveva di fronte quella di rito italiano, l'unica tuttora funzionante.

Fu trasformata nel 1892 per accogliervi anche i fedeli di rito italiano e spagnolo.

Nel 1943 fu devastata da un incendio doloso che danneggiò l'antico palazzo.
Lo storico edificio dovette chiudere e gli ebrei della città spostarsi nella vicina e più recente Sinagoga di culto italiano.
Il restauro è stato completato nel 1998 e oggi l'ex Sinagoga costituisce parte integrante del patrimonio storico e culturale con funzione di Sala Polivalente.

L'edificio appare in tutta la sua eleganza secentesca: all'esterno è dipinto in una tinta rossa detta "del barocco tedesco" su cui spiccano le cornici e i fregi di pietra.

All'interno durante il restauro è stato scoperto uno scantinato con soffitto a volta e grandi vasche per abluzioni rituali. E' stato poi ricostruito il "midrash" luogo di studio.

Al piano superiore la grande sala della Sinagoga, con la scala monumentale: il sito vuoto dell'Aron, l'arca santa molto simile ad un altare barocco.

Sul retro, la corte Lenguazza con la loggetta dell'antico midrash e integranti resti di affreschi della facciata posteriore della Sinagoga Grande.

 La Sinagoga Tedesca si trova in via delle Piazze ed è visitabile su appuntamento, contattando la Comunità Ebraica di Padova.

La Sinagoga di via San Martino e Solferino fu edificata nel 1548 e conserva l'antico arredo in legno con l'Aron, la grande libreria che contiene i rotoli della Legge.

A breve sarà pubblicata la data della giornata dedicata alla Visita Guidata alla Comunità Ebraica in Ghetto


 

 

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